Scheletri

Scheletri è la seconda antologia di racconti di Stephen King, pubblicata nel 1985, sette anni dopo la precedente, A volte ritornano, e otto anni prima della successiva, Incubi & deliri.

È stato pubblicato originariamente in edizione rilegata da Putnam e ristampata molte volte nel corso degli anni, in edizione rilegata e in edizione economica. Nel 1986 è stata pubblicata da Scream Press un'edizione limitata, in mille copie, illustrata da J.K. Potter.

Contiene 22 opere, diciannove racconti, una novella (La nebbia) e due brevi componimenti poetici, diciannove delle quali già presentate in precedenza su pubblicazioni periodiche o antologie e tre inedite, che coprono un periodo di ben diciassette anni, da L'immagine della Falciatrice, scritto quando King aveva solo diciotto anni, a La ballata della pallottola flessibile completato nel novembre 1983.

Sono precedute da un'introduzione, nella quale l'autore si rivolge al lettore nel suo riconoscibile stile colloquiale, e seguite da una sezione finale, intitolata "Note", nella quale racconta l'origine di alcuni dei racconti.

La raccolta contiene anche alcuni lavori personali, compresi Per Owen (la poesia scritta per il figlio) e La nonna (una storia terrificante vista dalla prospettiva di un undicenne che sembra ricordare King e la nonna invalida).

Di una delle storie King dice: «Per quanto le storie siano brevi, preferisco le più macabre. Ma forse L'arte di sopravvivere va oltre anche per me».

Nell'introduzione l'autore tenta di spiega perché continua a scrivere racconti, contro l'argomentazione di un amico secondo cui «i miei romanzi fruttavano bene, mentre i racconti non ricompensavano della fatica di scriverli». Non si tratta di soldi, ma di una necessità personale: «Non si scrive pensando in termini di paga oraria, guadagni annui e nemmeno bilancio complessivo di un'intera carriera [...] Alla resa dei conti, non lo si fa nemmeno per amore, anche se sarebbe bello poterlo credere. Lo si fa perché non farlo sarebbe un suicidio. [...] Non lo si fa per denaro. Lo si fa perché altrimenti ci stai male».

Ma riconosce che probabilmente i lettori preferirebbero che questo libro fosse un romanzo «perché la maggior parte di voi ha dimenticato il piacere speciale del racconto» e fa un suggestivo paragone sentimentale per spiegare la differenza tra romanzo e racconto: «Leggere un buon romanzo è per molti versi come avere una relazione sentimentale lunga e soddisfacente. [...] Un racconto è come un bacio veloce, nel buio, ricevuto da uno sconosciuto. Naturalmente non è la stessa cosa di una relazione o un matrimonio, ma un bacio può essere dolcissimo, e nell'intrinseca brevità del gesto risiede la sua speciale attrazione».

Ammette anche che «scrivere racconti non è diventato più facile per me nel corso degli anni: al contrario, è diventato più difficile [ma] meglio continuare a dispensare baci rischiando di essere preso a schiaffi di tanto in tanto, che rinunciarci completamente».

Infine ringrazia il lettore, «il destinatario di tutto questo lavoro», e lo invita a seguirlo: «Ora aggrappati al mio braccio, Tieniti forte. Visiteremo luoghi oscuri, ma io credo di sapere la strada. Tu bada solo a non lasciarmi il braccio. E se dovessi baciarti nel buio, non sarà niente di grave: è solo perché tu sei il mio amore».