La lunga marcia

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La lunga marcia è un romanzo di Stephen King pubblicato sotto lo pseudonimo di Richard Bachman.

Fu incluso nella collezione The Bachman Books dopo che King rivelò pubblicamente di essere Bachman.

Ambientato in un presente alternativo, la trama si svolge intorno ai partecipanti ad una terrificante competizione di marcia, organizzata annualmente da una versione dispotica degli Stati Uniti d'America.

Le differenze tra questi USA ed i nostri sono vaghe, ma sembrerebbero indicare che sono stati battuti nella seconda guerra mondiale.

Il romanzo esce in Italia per la prima volta il 21 luglio 1985 nella collana fantascientifica Urania (n. 1001).

Cento ragazzi, pescati a caso da un grandissimo elenco di volontari iscritti, vengono scelti per partecipare ad una gara annuale di marcia, denominata vagamente come "La Lunga Marcia".

Principale regola della competizione è mantenere una andatura di almeno 4 miglia (6 chilometri) l'ora: ogni qual volta il partecipante rallenta il passo, riceve un'ammonizione.

Dopo la terza ammonizione, il partecipante viene fucilato sul posto da dei soldati che, a bordo di un cingolato, seguono la gara. Le ammonizioni possono essere cancellate marciando per un'ora senza ricevere altri richiami.

L'ambientazione è, come al solito nei romanzi di Stephen King, il Maine ma il contesto storico è frutto di fantasia, in un' America che ha subito una deriva totalitaria (non spiegata, ma solo accennata) e nella quale vige un regime dittatoriale di stampo militare.

L'evento della Lunga Marcia è organizzato e gestito da una persona nota come "Il Maggiore", ovvero un alto ufficiale dell'esercito che probabilmente è l'equivalente dittatoriale del Presidente degli Stati Uniti in questa realtà alternativa.

Il Maggiore, infatti, risponde in pieno al cliché del despota in pieno stile Mussolini o Francisco Franco, una figura forte, carismatica e affascinante agli occhi di un popolo stregato e lobotomizzato dalla Tv, forte di un consenso creato anche a suon di epurazioni di chi non si allinea al potere.

In un certo senso la morbosità voieuristica con la quale i cittadini seguono la Lunga Marcia ricorda molto il successo che oggi hanno i reality show: la gente segue la marcia nella speranza di veder eliminati dei concorrenti o per poter raccogliere "souvenir" (pezzi di scarpe rotte, borracce, perfino escrementi) di concorrenti che dopo pochi chilometri potrebbero essere eliminati.

La Lunga Marcia è l'evento televisivo dell'anno e i partecipanti, spinti da motivi più disparati a rischiare la vita (non ultimo la gloria del momento), si ritrovano a rappresentare "ciccia da cannone" per la propaganda mediatica del Maggiore.

La marcia viene realizzata a partire dal confine del Maine ed il Canada fino alla costa Est degli Stati Uniti. Non vi è un vero traguardo: la marcia si conclude quando rimane un unico partecipante, ovvero quando tutti gli altri 99 sono stati eliminati.

Al vincitore viene assegnato tutto ciò che desidera per il resto della sua vita. Questo premio a prima vista potrebbe sembrare il vero motivo che spinge ogni anno 100 ragazzi a rischiare la vita, ma è solo il pretesto che serve a giustificare nella mente di ogni giovanissimo partecipante un disagio interiore, una mancanza di scopi reali nella vita.

La Marcia diventa lo scopo, un obiettivo facile da desiderare, ma una volta in gara tutto si rivelerà per quello che è: una lotta per la vita, per non essere eliminati, la voglia di non essere uccisi sotto gli occhi del pubblico in delirio.

Protagonista del romanzo è Ray Garraty, un sedicenne. Vedendo morire tutti gli altri 99 partecipanti, con molti dei quali ha stretto forti legami d'amicizia durante la marcia, subisce alla fine della stessa un crollo nervoso, dovuto anche alla morte di Stebbins, il figlio illegittimo del Maggiore.

Alla fine del romanzo, Ray crede di vedere una figura scura che lo chiama da lontano: credendo che vi sia ancora qualcuno in gara, continua a camminare, fino a quando il Maggiore non lo ferma.

Nelle ultime righe, si legge che Ray ha trovato la forza di correre per provare a raggiungere la figura scura. Il finale, come in molti altri romanzi di Stephen King, rimane dunque in sospeso. Alcuni suggeriscono che la figura scura sia la morte, altri semplicemente che Ray sia svenuto.

Altri ancora suggeriscono che la figura sia Randall Flagg, un personaggio comune a molti racconti di Stephen King. Questa ipotesi è però smentita dal fatto che La lunga marcia è stato scritto molto prima rispetto alla prima apparizione di Flagg.

A caratterizzare il romanzo è l'esplorazione che King fa della lenta corsa verso la morte. Egli gode delle cadute psicologiche dei marciatori mentre li spinge al limite della sopportazione umana e testa la loro voglia di vivere.

I temi sviluppati sono molti, in particolare l'istinto di sopravvivenza e lo stress mentale e fisico. La corsa "Hands on a Hardbody" svolta annualmente in Texas (ed il film con lo stesso titolo) esplorano idee simili.

Ad un livello più profondo, viene suggerito che la trama sia una metafora della vita stessa, con tutti i problemi e le tribolazioni. Ogni partecipante alla gara continua a camminare, o muore (un detto americano dice "Fa schifo diventare vecchi, ma è meglio delle alternative").

Come nella vita, ogni partecipante trova ragioni differenti per continuare ad inseguire quello che la vita offre. E come nella vita, alcuni semplicemente rinunciano ed accettano di esseri uccisi (equivalente al suicidio). Ed ancora, è solo la promessa di una vita migliore che dà forza ai corridori.

Questa storia è stata un'ispirazione per il libro Battle Royale, adattato sia per un film sia per un fumetto.

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